Eh sì, in questa focosa estate, non ho trovato di meglio, fino ad ora, che spezzare la noia delle giornate in tre modi:
- sport: camminate, uscite in bicicletta;
- studio della lingua inglese chiacchierando su Skype con alcuni native speakers inglesi e australiani;
- acquisto di un iPad di terza generazione a prezzo interessante.
Insomma, anch'io non ho resistito alle lusinghe informatiche. E' bastata la proposta di un amico e ben presto mi sono detto: "Perché non provare a stare al passo con la tecnologia e, al tempo stesso, tenere sveglie la mente e l'attenzione?".
Tra ieri ed oggi, lasciandomi aiutare, l'ho messo in funzione ed ho dato avvio all'avventura. E' uno strumento davvero versatile e accattivante sia per riprodurre contenuti multimediali sia per navigare velocemente in internet.
Ora tocca a me esplorarne tutte le potenzialità in sintonia con le mie esigenze di piccolo, inesperto internauta.
Questo blog vuole essere la continuazione di quello avviato su Splinder con l'indirizzo http://maestrodomenico.splinder.com e, purtroppo, andato irrimediabilmente perduto con la chiusura di Splinder.
lunedì 13 agosto 2012
venerdì 6 luglio 2012
Estate: tempo di vacanza e occasione di incontri
La stagione estiva, tradizionalmente, ci porta a parlare di vacanze, di riposo meritato e necessario per ricaricare le pile del nostro fisico e della nostra mente, dopo lunghi e faticosi mesi di lavoro o di studio.
Un atteggiamento giusto e sacrosanto, se consideriamo che anche Dio, come ci racconta la Genesi biblica con il suo linguaggio immaginifico, avvertì il bisogno di riposarsi, dopo aver progettato e creato l'universo, dopo averlo popolato con la fauna e la flora di ogni specie, dopo aver alitato il proprio Spirito sul fantoccio inanimato di Adamo.
Ben vengano quindi le occasioni di svago sano e di intelligente divertimento al mare, ai monti, ai laghi ecc.
Ma il vocabolo "vacanza" ( dal latino "vacare" ossia "essere libero da" ) contiene in sé anche un altro aspetto, spesso trascurato da chi ama le vacanze spensierate: "vacanza" è anche "avere tempo per" nuovi incontri, è anche "tempo da riempire" con nuove esperienze di vita.
Personalmente mi riprometto di vivere l'estate di quest'anno, curando in particolare tre aspetti:
- incontro con me stesso, riflettendo sul mio vissuto e cercando di capire che cosa bolle nel pentolone della mia vita interiore, piena di cose positive ma anche di numerosi sbagli e contraddizioni;
- incontro con la natura, ossia riscoperta della bellezza e dell'armonia del creato e di Colui che ne è l'autore, vivendo o rivivendo intensamente l'emozione di un'aurora o di un tramonto, l'emozione di caldi raggi in un pomeriggio assolato o i lampi di un temporale improvviso, l'emozione del mormorio di un torrente o dello sciabordio dell'onda marina o lacustre, l'emozione del chiarore lunare o dei fuochi d'artificio in aperta campagna, l'emozione del volo di un insetto o del profumo di un fiore;
- incontro con gli altri, per allargare gli orizzonti della mia vita e sperimentare momenti di una più ampia fraternità, amicizia e solidarietà.
Un atteggiamento giusto e sacrosanto, se consideriamo che anche Dio, come ci racconta la Genesi biblica con il suo linguaggio immaginifico, avvertì il bisogno di riposarsi, dopo aver progettato e creato l'universo, dopo averlo popolato con la fauna e la flora di ogni specie, dopo aver alitato il proprio Spirito sul fantoccio inanimato di Adamo.
Ben vengano quindi le occasioni di svago sano e di intelligente divertimento al mare, ai monti, ai laghi ecc.
Ma il vocabolo "vacanza" ( dal latino "vacare" ossia "essere libero da" ) contiene in sé anche un altro aspetto, spesso trascurato da chi ama le vacanze spensierate: "vacanza" è anche "avere tempo per" nuovi incontri, è anche "tempo da riempire" con nuove esperienze di vita.Personalmente mi riprometto di vivere l'estate di quest'anno, curando in particolare tre aspetti:
- incontro con me stesso, riflettendo sul mio vissuto e cercando di capire che cosa bolle nel pentolone della mia vita interiore, piena di cose positive ma anche di numerosi sbagli e contraddizioni;
- incontro con la natura, ossia riscoperta della bellezza e dell'armonia del creato e di Colui che ne è l'autore, vivendo o rivivendo intensamente l'emozione di un'aurora o di un tramonto, l'emozione di caldi raggi in un pomeriggio assolato o i lampi di un temporale improvviso, l'emozione del mormorio di un torrente o dello sciabordio dell'onda marina o lacustre, l'emozione del chiarore lunare o dei fuochi d'artificio in aperta campagna, l'emozione del volo di un insetto o del profumo di un fiore;
- incontro con gli altri, per allargare gli orizzonti della mia vita e sperimentare momenti di una più ampia fraternità, amicizia e solidarietà.
Buona vacanza a me e a tutti voi!
giovedì 7 giugno 2012
Il pianeta Venere e il Sole
Mercoledì 6 giugno di buon mattino, nei cieli italiani, pochi hanno ammirato le ultime battute di un fenomeno astrale eccezionale: il transito del pianeta Venere davanti al Sole. L'evento si ripeterà solo nel 2117.
Nella notte tra martedì e mercoledì il transito è stato osservato anche dallo spazio sia con i potenti occhi del Solar Dynamics Observatory della Nasa sia con il telescopio spaziale Hubble puntato verso la Luna che ha fatto da specchio.
Qui pubblico un'immagine scattata dall'osservatorio della Nasa: il pallino nero è Venere, ben visibile sul disco del Sole.
E' possibile ammirare il fenomeno così come ripreso in varie città del mondo.
Nella notte tra martedì e mercoledì il transito è stato osservato anche dallo spazio sia con i potenti occhi del Solar Dynamics Observatory della Nasa sia con il telescopio spaziale Hubble puntato verso la Luna che ha fatto da specchio.
Qui pubblico un'immagine scattata dall'osservatorio della Nasa: il pallino nero è Venere, ben visibile sul disco del Sole.
E' possibile ammirare il fenomeno così come ripreso in varie città del mondo.
martedì 20 marzo 2012
A teatro con Carlo Goldoni
IL BUGIARDO
Questa e’ la storia di Lelio De Bisognosi, un avventuriero, figlio di mercanti, che si improvvisa poeta per conquistare le fanciulle che incontra.
Tornato a Venezia dopo anni trascorsi a Napoli, il giovane si fa passare per marchese e tra una bugia che si intreccia ad un’altra, lega e ingarbuglia sempre più la sua storia con quelle di molti altri personaggi:
- Pantalone, suo padre ed amico del Dottor Ballanzone, il severo e possessivo genitore di Rosaura e Beatrice, due ragazze in età da marito;
- Arlecchino, simpatico servo dello stesso Lelio il quale, sull’onda degli insegnamenti del padrone, cerca in tutti i modi di conquistare una Colombina più maliziosa che mai;
- Florindo ed Ottavio, due pretendenti alle grazie delle scatenate fanciulle; uno uno po’ troppo timido, l’altro un po’ troppo irruente.
Ed è così che il simpatico protagonista, mascherato da Pulcinella, cerca, con non poche emozioni e colpi di scena, di districarsi nella fitta rete delle sue assurde bugie.
Una domenica pomeriggio ben impiegata quella del 18 marzo scorso: la rappresentazione teatrale è risultata piacevole, divertente e significativa.
Meditare ogni tanto sull'utilità o meno del dire bugie in continuazione non guasta affatto. La menzogna, usata sempre e comunque come strumento per destreggiarsi nella vita quotidiana al fine di ottenere i propri insignificanti obiettivi, non può avere l'approvazione da parte di chi onestamente agisce e si impegna. Anche lo scrittore non crede che si possa 'guarire' di certi vizi e ce lo lascia intendere attraverso un velo di bonario ottimismo.
Questa e’ la storia di Lelio De Bisognosi, un avventuriero, figlio di mercanti, che si improvvisa poeta per conquistare le fanciulle che incontra.Tornato a Venezia dopo anni trascorsi a Napoli, il giovane si fa passare per marchese e tra una bugia che si intreccia ad un’altra, lega e ingarbuglia sempre più la sua storia con quelle di molti altri personaggi:
- Pantalone, suo padre ed amico del Dottor Ballanzone, il severo e possessivo genitore di Rosaura e Beatrice, due ragazze in età da marito;
- Arlecchino, simpatico servo dello stesso Lelio il quale, sull’onda degli insegnamenti del padrone, cerca in tutti i modi di conquistare una Colombina più maliziosa che mai;
- Florindo ed Ottavio, due pretendenti alle grazie delle scatenate fanciulle; uno uno po’ troppo timido, l’altro un po’ troppo irruente.
Ed è così che il simpatico protagonista, mascherato da Pulcinella, cerca, con non poche emozioni e colpi di scena, di districarsi nella fitta rete delle sue assurde bugie.
Una domenica pomeriggio ben impiegata quella del 18 marzo scorso: la rappresentazione teatrale è risultata piacevole, divertente e significativa.
Meditare ogni tanto sull'utilità o meno del dire bugie in continuazione non guasta affatto. La menzogna, usata sempre e comunque come strumento per destreggiarsi nella vita quotidiana al fine di ottenere i propri insignificanti obiettivi, non può avere l'approvazione da parte di chi onestamente agisce e si impegna. Anche lo scrittore non crede che si possa 'guarire' di certi vizi e ce lo lascia intendere attraverso un velo di bonario ottimismo.
domenica 11 marzo 2012
A teatro con Moliere
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| Un momento della commedia di Molière |
Il malato immaginario è l'ultimo grande capolavoro comico di Molière. Una farsa all'antica, colma di eccellenti spunti comici, in cui alcuni strani elementi di verosimiglianza permettono di ipotizzare una certa visione del mondo: Argante, uomo afflitto da numerose malattie, spesso immaginarie, è colui che ha perso la fiducia in sé stesso e nei propri simili, non ha più voglia di vivere in preda alle sue illusioni.
Forte è pure il tono satirico di Molière nei confronti del sapere scientifico e della cultura medica dei suoi tempi (seconda metà del XVII secolo).
La storia vive attorno a tre filoni reggenti: 1) Argante è fisicamente sano, ma è ossessionato mentalmente dalla convinzione di essere ammalato e di dover fare i conti con medici e farmacisti avidi di denaro; 2) egli deve gestire un rapporto affettivo con la giovane moglie interessata solo ad ereditare i suoi soldi; 3) il protagonista, ormai interiormente svuotato da tutte le sue illusioni, è stanco di vivere e ha perso fiducia in sé stesso e negli altri.
Due ore abbondanti di spettacolo davvero coinvolgenti. Ne esci soddisfatto sia per i sorrisi strappati da Argante, che sa abilmente alternare momenti di bambino capriccioso ad altri di vecchio egoista, sia con la consapevolezza che spesso anche noi ci lasciamo trascinare e condizionare dai nostri quotidiani "malesseri immaginari"
sabato 3 marzo 2012
Addio a Lucio Dalla
La notizia dell'improvvisa scomparsa di Lucio Dalla ha colto di sorpresa gli appassionati di musica ma anche tutti gli Italiani. A me piace ricordarlo con le sue stesse parole tratte dal libro di Patrizia Ruscio "Quella volta un angelo - Incontri che cambiano la vita".
Mi piace l’idea di pensare a me stesso come una foglia, un uomo in mezzo a tanti, identico agli altri e senza particolari privilegi.
Siamo tutti membri della grande famiglia umana, un legame che va al di là delle leggi della genetica. Un grande serbatoio di energia, perché siamo tutti collegati con altre anime dalla forza dell’amore che lui nelle sue mani forgia.
Noi siamo in lui e lui è in noi.
Siamo in una continuità di dialogo anche se non ce ne accorgiamo, presi come siamo dalla nostra quotidianità. Gli incontri, anche quelli più casuali, contengono in sé questa scintilla divina.
Persone incontrate casualmente possono aprirci delle finestre incredibili sulla vita, se solo ci fermiamo e impariamo ad ascoltare quello che hanno da dirci.
Una persona incontrata a un certo punto della vita è un segnale che la vita ti dà, qualcosa che va oltre la caducità del momento.
Questo è un aspetto spirituale molto importante e oggi si fatica a dare importanza alla spiritualità.
Un incontro fondamentale per me è stato quello con Roberto Roversi, uno dei più grandi poeti del Novecento.
Incontrarlo mi ha cambiato la vita.
Aveva una libreria frequentata dai più grandi intellettuali italiani. Io andavo lì e incontravo i grandi nomi della letteratura. Non facevo niente, semplicemente guardavo e cercavo di imitare la loro serietà e la loro scrupolosità.
Ho iniziato a collaborare con lui musicando alcuni suoi testi che poi sono diventati tre album.
È stato lui a insegnarmi l’importanza dell’equilibrio e della dignità nella vita e nel lavoro.
È grazie ai suoi insegnamenti se oggi non mi pongo mai nella condizione di scrivere qualcosa in cui non credo, perché il pubblico, inevitabilmente, se ne accorgerebbe.
La dignità in ciò che si fa è fondamentale, perché il lavoro è un modo fantastico per essere un tramite, per entrare in contatto con il proprio mondo interiore e diventare coscienza collettiva.
Lavorare è come pregare.
Attraverso il nostro lavoro realizziamo ciò che Dio ci chiede di essere.
Penso sempre che le mie intuizioni provengano da Lui e mi sento un privilegiato per il fatto che pensare frasi da mettere in musica è una cosa che mi viene naturale e semplice.
Sono gli aspetti più umani quelli di cui amo parlare nelle mie canzoni e, quindi, più legati a Dio. Le mie fonti di ispirazione sono le cose che accadono intorno a me, i rumori della vita.
La musica è una propaggine della divinità che travalica ogni limite. È l’evanescenza che diventa materia e l’artista è come uno sciamano della società, che cura i dolori quando ce n’è bisogno, che allerta quando occorre farlo, che scuote gli animi quando sente che qualcosa si sta assopendo.
Ma tengo ben presente che sono un ingranaggio e non un motore.
Amo la vita e sono convinto che alla fine di questo primo tempo ci aspetta qualcos’altro, un’esistenza più semplice, dove magari possiamo essere contemporaneamente in due posti diversi, dove il nostro spirito sarà elevato e libero dalla materialità e quindi potremo essere molto più noi stessi, spirito e anima proprio come eravamo prima di nascere.
E saremo felici.
Certo, la felicità è un valore aspirabile e raggiungibile anche in terra.
Quando penso alla felicità, mi viene in mente un aereo che passa di notte. Io lo guardo e immagino di stare lì, insieme alla gente, su quel grande giocattolo illuminato da luci artificiali. Anche un treno nella notte mi evoca la stessa sensazione.
La felicità è il pregustare qualcosa che avverrà, una cosa piccola che diventa grande, l’intravederla e non averla ancora e per questo farla diventare grande fonte di gioia nella propria immaginazione.
Da Patrizia Ruscio, Quella volta un angelo. Incontri che cambiano la vita, Paoline 2011.
Mi piace l’idea di pensare a me stesso come una foglia, un uomo in mezzo a tanti, identico agli altri e senza particolari privilegi.
Siamo tutti membri della grande famiglia umana, un legame che va al di là delle leggi della genetica. Un grande serbatoio di energia, perché siamo tutti collegati con altre anime dalla forza dell’amore che lui nelle sue mani forgia.
Noi siamo in lui e lui è in noi.
Siamo in una continuità di dialogo anche se non ce ne accorgiamo, presi come siamo dalla nostra quotidianità. Gli incontri, anche quelli più casuali, contengono in sé questa scintilla divina.
Persone incontrate casualmente possono aprirci delle finestre incredibili sulla vita, se solo ci fermiamo e impariamo ad ascoltare quello che hanno da dirci.
Una persona incontrata a un certo punto della vita è un segnale che la vita ti dà, qualcosa che va oltre la caducità del momento.
Questo è un aspetto spirituale molto importante e oggi si fatica a dare importanza alla spiritualità.
Un incontro fondamentale per me è stato quello con Roberto Roversi, uno dei più grandi poeti del Novecento.
Incontrarlo mi ha cambiato la vita.
Aveva una libreria frequentata dai più grandi intellettuali italiani. Io andavo lì e incontravo i grandi nomi della letteratura. Non facevo niente, semplicemente guardavo e cercavo di imitare la loro serietà e la loro scrupolosità.
Ho iniziato a collaborare con lui musicando alcuni suoi testi che poi sono diventati tre album.
È stato lui a insegnarmi l’importanza dell’equilibrio e della dignità nella vita e nel lavoro.
È grazie ai suoi insegnamenti se oggi non mi pongo mai nella condizione di scrivere qualcosa in cui non credo, perché il pubblico, inevitabilmente, se ne accorgerebbe.
La dignità in ciò che si fa è fondamentale, perché il lavoro è un modo fantastico per essere un tramite, per entrare in contatto con il proprio mondo interiore e diventare coscienza collettiva.
Lavorare è come pregare.
Attraverso il nostro lavoro realizziamo ciò che Dio ci chiede di essere.
Penso sempre che le mie intuizioni provengano da Lui e mi sento un privilegiato per il fatto che pensare frasi da mettere in musica è una cosa che mi viene naturale e semplice.
Sono gli aspetti più umani quelli di cui amo parlare nelle mie canzoni e, quindi, più legati a Dio. Le mie fonti di ispirazione sono le cose che accadono intorno a me, i rumori della vita.
La musica è una propaggine della divinità che travalica ogni limite. È l’evanescenza che diventa materia e l’artista è come uno sciamano della società, che cura i dolori quando ce n’è bisogno, che allerta quando occorre farlo, che scuote gli animi quando sente che qualcosa si sta assopendo.
Ma tengo ben presente che sono un ingranaggio e non un motore.
Amo la vita e sono convinto che alla fine di questo primo tempo ci aspetta qualcos’altro, un’esistenza più semplice, dove magari possiamo essere contemporaneamente in due posti diversi, dove il nostro spirito sarà elevato e libero dalla materialità e quindi potremo essere molto più noi stessi, spirito e anima proprio come eravamo prima di nascere.
E saremo felici.
Certo, la felicità è un valore aspirabile e raggiungibile anche in terra.
Quando penso alla felicità, mi viene in mente un aereo che passa di notte. Io lo guardo e immagino di stare lì, insieme alla gente, su quel grande giocattolo illuminato da luci artificiali. Anche un treno nella notte mi evoca la stessa sensazione.
La felicità è il pregustare qualcosa che avverrà, una cosa piccola che diventa grande, l’intravederla e non averla ancora e per questo farla diventare grande fonte di gioia nella propria immaginazione.
Da Patrizia Ruscio, Quella volta un angelo. Incontri che cambiano la vita, Paoline 2011.
sabato 25 febbraio 2012
Ciao Gianni
Ieri mi è arrivata la ferale, inaspettata notizia che un mio amico, Gianni Brillantino di Cremona, ci ha lasciati. Il nostro ultimo incontro risale a venerdì sera della settimana scorsa. Era in attesa di un intervento chirurgico ad un occhio ed era fiducioso di recuperare, almeno in parte, la vista.
Credo sia giusto salutarlo e ricordarlo così:
"Le persone che si conoscono da lungo tempo e reciprocamente si stimano non hanno bisogno di molte parole per scambiarsi un ultimo saluto e darsi l'arrivederci.
Ciao Gianni, prode e coraggioso paladino sempre pronto a scendere in prima linea in difesa dei diritti della propria e dell'altrui disabilità. Tante persone ti sono riconoscenti e ti ringraziano per aver trasmesso loro, con il tuo sorriso e il tuo coraggio di lottare, la voglia di vivere, nonostante le gravi difficoltà.
Un forte abbraccio ad Andreina, che ti è sempre stata accanto e ha sempre condiviso con pazienza e con amore i momenti di gioia e di sconforto del tuo cammino terreno, ai tuoi tre figli con le rispettive famiglie.
Riposa in pace e grazie per la tua amicizia".
Ciao Gianni, prode e coraggioso paladino sempre pronto a scendere in prima linea in difesa dei diritti della propria e dell'altrui disabilità. Tante persone ti sono riconoscenti e ti ringraziano per aver trasmesso loro, con il tuo sorriso e il tuo coraggio di lottare, la voglia di vivere, nonostante le gravi difficoltà.
Un forte abbraccio ad Andreina, che ti è sempre stata accanto e ha sempre condiviso con pazienza e con amore i momenti di gioia e di sconforto del tuo cammino terreno, ai tuoi tre figli con le rispettive famiglie.
Riposa in pace e grazie per la tua amicizia".
DomeF
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